altrEconomie
"Dopo oltre 50 anni di tentativi di sviluppo forse si dovrebbe riconoscere che il modello Nord non è più estendibile al Sud, non fosse altro perché
richiederebbe risorse energetiche e naturali che non esistono sul pianeta".
Gli sfaceli prodotti dal sistema dominante sono ad un tale livello che non possiamo più far finta di non vedere. I dati, ma soprattutto gli effetti drammatici sull'
ambiente e sulla povertà e l'esclusione di miliardi di persone, parlano fin toppo chiaro.
Le guerre per i beni primari (acqua, energie) sono già
in corso da anni e le nuove guerre sono fatte per mantenere l'ordine attuale del sistema economico in mano a 300 multinazionali e a Stati sempre più
svuotati di potere reale.
La crisi finanziaria ci dice che un gioco apparentemente inarrestabile si è rotto, ma il sistema non si può fermare perché fondato sulla crescita infinita e sul Prodotto Interno Lordo come unico riferimento di stato di salute.
I cambiamenti climatici (il polo nord è già circumnavigabile) e l'avvelenamento del pianeta sono
gli effetti diretti di scelte scellerate di consumo e produzione imputabili alla parte "ricca" del pianeta.
E questa stessa parte, la nostra, ha responsabilità e doveri che non possiamo continuare a non voler riconoscere, siano pure questi sconfortanti.
Sentiamo di dover prendere le distanze da un'economia canaglia che ci ha ridotti (nella migliore delle ipotesi) a meri consumatori e, quindi, a complici silenti.
Un primo passo fondamentale è quello di prendere coscienza degli infernali meccanismi che ci rendono protagonisti (attraverso i nostri acquisti fatti di offerte speciali, tessere punti, saldi, finanziamenti e feste tutto l'anno) di un modello letteralmente non più sostenibile e da cui allontanarsi. Andando a ricercare un nuovo rapporto col consumo, col credito, con il lavoro, coi prezzi e le merci, dove doversi ri-abituare a fare differenza tra bene e, appunto, merce.
Tuttavia il sistema attuale offre degli spazi e ha delle crepe in cui ognuno di noi può e deve tentare di inserire una visione e delle pratiche diverse.
Altra economia, consumo critico, gruppi d'acquisto solidali, sistemi informatici liberi, reti solidali. E poi autoproduzione e decrescita felice.
Consapevoli che non ci può essere coerenza fino in fondo abbiamo però tutti una necessità impellente di tentare. Perché il tempo stringe e la macchina che ci governa corre velocissima.
Ognuno come riesce, senza dimenticare che i consumi di noi occidentali viziati sono così eccessivi che se li tagliassimo solo di un 10% "libererebbero quantità enormi di risorse che se correttamente spostate a favore dei popoli vittima di esclusioni, permetterebbero di soddisfare molti dei loro bisogni essenziali".
LA DECRESCITA di Maurizio Pallante
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero.........
H2O ACQUA IN BOCCA: VI ABBIAMO VENDUTO L'ACQUA di Rosaria Ruffini
Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica........
IL SISTEMA FINANZIARIO MONDIALE E' FALLITO.
Abituiamoci all'idea di una nuova Weimar globale di Pietro Cambi
La finanza mondiale, non lo dico io ma nientepopodimeno che il grande vecchio (classe 1927) Paul Volcker, ex Presidente della Federal Reserve prima del disastroso e incensatissimo Bernanke, è alla bancarotta.
Vale la pena di riportare le sue parole.......
RISCALDAMENTO GLOBALE?
Questo lo scenario che ci aspetta con 6 gradi in più.
Previsioni tratte dal libro: "Sei gradi" di Mark Lynas, premiato nel 2008 in Gran Bretagna con il "Royal Society Science Books Prize".
+ 1: Fusione dell'Artico - Scomparsa dei ghiacci dal Kilimanjaro - Ritiro dei principali ghiacciai dalle Alpi al Tibet - Inizio della distruzione Grande Barriera Corallina - Estinzione di centinaia di specie - Aumento di numero e di intensità degli uragani - Innalzamento livello del mare con numerosi atolli sommersi, tra cui l'arcipelago di Kiribati con 78.000 persone.









