Parco Archeologico o Parco di Centocelle?
di Luigi MistrulliA soli tre mesi dall'inaugurazione, il Parco archeologico di Centocelle rischia di chiudere il 31 dicembre.
L'ha dichiarato venerdì 10 novembre il Presidente del VII Municipio, Roberto Mastrantonio, ad un'assemblea pubblica organizzata dall'associazione "L.S.A Centocelle" e dal Comitato di Quartiere.
Il minisindaco ha esordito esprimendo le proprie perplessità sul meccanismo di partizione delle risorse capitoline, ricordando il triste primato di cui gode il VII municipio: la terza posizione, dopo il XIII e l'VIII, per livello di povertà e disagio sociale diffuso.
Ed è la mancanza di fondi per la gestione e la vigilanza a determinare la chiusura del neonato polmone verde di Roma. Inaugurato il 9 settembre, in occasione della Notte Bianca, il parco di Centocelle ha una superficie complessiva di 120 ettari, di cui solo 33 sono stati resi agibili.
Oltre a vantare la presenza del primo aeroporto d'Italia, nell'area è stato individuato un prezioso patrimonio archeologico. Tre grandi ville romane, risalenti al 700 a.C. testimoniano una frequentazione umana continuativa dal VI sec. A.C. fino al VI sec. d.C.
Pendono però grossi dubbi sulla realizzazione di un punto di attrazione archeologica.
La Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Roma ha eseguito, fra il 1995 e il 2005, delle specifiche ricerche sul pianoro.
Alla fine degli anni novanta, sono stati stanziati 5 miliardi di vecchie lire per la riesumazione dei resti.
Ancora oggi però nessun finanziamento è stato ufficializzato.
Le sorti del parco hanno determinato nel quartiere un autentico risveglio civile.
Le associazioni e i cittadini intervenuti all'assemblea di venerdì, lamentano l'assenza di un percorso di progettazione collettiva, previsto peraltro dal regolamento del Comune di Roma.
Contestano, in particolare, l'esito della conferenza di servizi del 3 ottobre scorso, nella quale è stato presentato un progetto di recupero, che interesserà il secondo lotto di 18 ettari complessivi.
L'investimento di circa 5 milioni di euro, tutto privato, prevede la costruzione di 4 denso strutture removibili: un teatro con 1200 posti, 3 campi di beach volley, una pista di pattinaggio sul ghiaccio, una piscina di 25 metri.
Il progetto, denominato "Villaggio incontro", attende ora il parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali.
"Sono trascorsi tre anni dall'ultimo tentativo di avviare un dialogo con le istituzioni sul futuro del parco", è ciò che ha affermato Piero Pesce, il Presidente dell'associazione che ha ospitato l'iniziativa.
L'assemblea si è rivelata una buona occasione per far emergere tutte le sfumature di una intricata questione.
In particolare è stata denunciata la presenza di attività commerciali sull'area, posta sotto vincolo archeologico.
Un rimessaggio camper, un centro ricreativo per bambini realizzato con i contributi della legge Bersani, gli autodemolitori di via Palmiro Togliatti.
Resta incerta, intanto, la sorte del campo nomadi Casilino 900, il più grande di Roma.
La baraccopoli, con 650 abitanti censiti, sorge sul terreno corrispondente al terzo lotto.
Il Presidente Mastrantonio ha dichiarato che il campo verrà smembrato in tre parti nei prossimi mesi.
Due, rimarranno nel territorio del VII municipio. In passato, operazioni del genere, hanno sollevato le resistenze dei cittadini dei quartieri che avrebbero dovuto accogliere i campi attrezzati. I tempi si prefigurano lunghi.





